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Territorio
LE BOCCHE DEL DIAVOLO
A poche centinaia di metri dal paese di Cessaniti, proprio al confine col territorio del comune di Vibo Valentia, ci si trova in un luogo misterioso e ameno. Una zona isolata ed evitata da pastori e contadini. E’ uno di quei posti speciali che il mondo popolare ha caricato di segni e di simbologie, non per evidenziarlo, ma piuttosto per limitarlo e isolarlo. La zona in questione ha un nome: Bocche del Diavolo ed il nome è già elemento simbolico della paura che il luogo stesso incute. E’ veramente straordinario vedere sul terreno, accanto a giganteschi ulivi secolari (alcuni di mille anni) e fiori gialli di ginestra, fori perfettamente circolari di 10-15 centimetri di diametro, da cui, in modo ritmico e pulsante, fuoriesce aria, un vento sotterraneo che fa muovere l’erba in un misterioso sbuffare. Le Bocche del Diavolo (in dialetto vengono chiamate “Vucchi du Diavulu o “Vucchi du ‘mpernu”) sono da sempre temute dai contadini della zona, nessuno ha mai cercato di ostruire le varie cavità che si aprono sul terreno, per paura (una delle credenze popolari locali spiega che il Diavolo affogherebbe). Numerose sono le leggende e i racconti legati a questi luoghi. Per alcuni le bocche del Diavolo sono il nascondiglio dei “Fajetteji”, i piccoli folletti vestiti di rosso, per altri la dimora della malvagia “Lamia”, il mitico mostro che succhia il sangue ai bambini, altri pensano che l’aria che fuoriesce dai buchi sia il respiro del Diavolo che dorme sotto terra. Per la tradizione è un posto da evitare, sarebbe inopportuno ostruire il passaggio ad esseri sovrannaturali. In alcuni dei racconti popolari si narra di intere mandrie di pecore inghiottite dalle voragini, di mucche, galline, cani e gatti scomparsi nel nulla, inghiottiti dalla terra. Si racconta anche di armi nascoste nel dopoguerra e di una città di nome “Cozzojeroni” scomparsa e sprofondata sotto terra per un violento terremoto “nei tempi delli tempi”, tanti secoli fa. Le Bocche del Diavolo, si racconta, hanno divorato l’intero paese e da qui il nuovo nome (da “Cessau”, cessato di esistere) Cessaniti, una interpretazione etimologica che non trova riscontro nella toponomastica locale. Ad una prima indagine di studio, effettuata da alcuni esperti di Geologia, si presentano, oltre ai fori circolari, numerose voragini e spaccature del terreno. Uno dei fori, misurato con un filo a piombo munito di sondina, ha rivelato essere profondo ben 37 metri. Dopo questa profondità la sonda è ostacolata dall’inclinazione delle pareti della cavità. Sono senza dubbio fenomeni geologici molto interessanti, nella stessa zona sono presenti cavità molto vaste (fino a 1000 metri quadri), grotte, voragini, anfratti più o meno nascosti, sedimenti fossili molto antichi (del terziario) con conchiglie fossili guida, Clypeaster, ostrea bivalve irregolare di circa 50 centimetri di lunghezza, spugne e denti di squalo. Il fenomeno geologico “Bocche del Diavolo” può essere inserito in un piccolo itinerario turistico culturale, in quanto a soli 100 metri di distanza esiste un grande insediamento rupestre forse legato al culto del monaco Basiliano “San Luca da Corleone”, grotte minori e un terreno su cui è stata trovata una medaglia seicentesca bronzea raffigurante lo stesso Santo nella sua più antica iconografia.