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Clypeaster

Territorio


IL GIACIMENTO DI CESSANITI

Introduzione.


Il presente articolo sui Clypeastri della Calabria non ha pretesa di aggiungere qualcosa di nuovo sugli studi effettuati da insigni ricercatori sull'argomento; al contrario, vuole soltanto illustrare in modo semplice, un fossile molto significativo per la paleontologia della Calabria oltre che per la rara bellezza.

Località.


Il giacimento fossilifero che andremo a descrivere si trova nella parte meridionale della Calabria. E' sito nel Comune di Cessaniti, a circa due chilometri dall'Aeroporto Militare di Vibo Valentia, in provincia di Vibo Valentia, ad una quota di 440 metri sul livello del mare.

Storia


L'interesse paleontologico per i Clypeaster risale alla fine del secolo scorso; fra i primi studiosi e ricercatori è d'obbligo ricordare il Dott. Seguenza e l'Ing. E. Cortese, i quali classificarono diverse varietà di Clypeaster alcuni dei quali provenienti dal giacimento di Cessaniti. Di questo echinide fossile che occupa un posto notevole nella geologia del Terziario della Calabria, sia per la frequenza dei ritrovamenti che per la varietà di tipi che si rinvengono, si interessò in maniera particolareggiata il Dott. Checchia-Rispoli il quale descriveva varie specie. L'ultimo studio particolareggiato in merito, nel quale sono stati stabiliti i parametri per l'esatta classificazione, è degli anni cinquanta ed è dovuto alla Dott.ssa M. Imberi Smedile.

Geologia


Il giacimento di Cessaniti fa parte di una vasta area attribuita geologicamente al Miocene. Questi depositi consistono in sabbie biancastre e bruno chiare da grana grossolana a media fino a grana fine "sabbie cerulee". Questi sono spesso fossilifere con ostree e clypeaster localmente abbondanti; talvolta si hanno ammassi di Heterostegina papiracea in associazione ad alghe calcaree, coralli epecten. Si rinvengono anche ossa di vertebrati sia marini che terrestri.

Descrizione


Pur nella loro variabilità i Clypeaster che si rinvengono nel giacimento di Cessaniti sono riconducibili ad una forma ben definita; forma che possiamo indicare come pentagonaleo sub-pentagonale più o meno arrotondata e con gli angoli più o meno sinuosi (fig. 4, 1 a,b). La parte superiore, o faccia abactinale dell'endoscheletro formata da una serie di piastre saturate fra di loro, è caratterizzata dalla presenza di una figura petaolide compresa nelle zone polifere. Le zone polifere sono formate da una serie di placche divise l'una dall'altra da un solco alle cui estremità si trovano una serie di pori che attraversano l'endoscheletro traversalmente fino all'interno (fig. 4, 1a). All' apice del petalo si trovano i pori che circondano la piastra dell'apparato genitale. Nella faccia actinale (fig. 4, 1b) o inferiore vi è la presenza di cinque solchi, detti solchi ambulacrali, più o meno profondi che partendo dal margine conducono al peristoma e alla parte interna ove è situata la bocca dell'animale. Alla base del pentagono, vicino al margine, si trova il periprocto che conduce all'ano. Su uno spaccato dell'endoscheletro possiamo osservare la parte interna del peristoma

(fig. 4, 2c) al cui apice era situato l'apparato boccale da osservare ricostruito nella fig.4, 3d. Intorno alla base dell'endoscheletro è osservabile un canale (fig. 4, 2c) che costituisce il cosiddetto istema acquifero o sistema abulacrale, caratteristica del phylum eche si presume svolgesse le stesse funzioni di locomozione che svolge negli echinodermi attuali.

Conclusioni


Il giacimento che abbiamo descritto nelle sue linee essenziali, essendo sottoposto quotidianamente a continua estrazione di sabbia e purtroppo da alcuni anni a questa parte anche a discarica autorizzata dal Comune di Vibo Valentia di rifiuti solidi urbani, cambia continuamente nella sua morfologia e nel suo aspetto; pertanto i livelli fossiliferi e i rispettivi strati da noi descritti non sono per la maggior parte più esistenti o accessibili. Questo giacimento conosciuto e studiato da insigni ricercatori sin dal secolo scorso è sicuramente il più importante che c'è in Calabria sia per la sua estenzione che per la sua vasta tipologia dei fossili in esso contenuti. Purtroppo a causa del degrado e del disinteresse generalizzato che esiste verso questi beni si sta distruggendo un ambiente di eccezionale valore naturalistico e paesaggistico e un patrimonio paleontologico che doveva rimanere integro così, come lo è stato per milioni di anni. Infine, come la ciliegina sulla torta, è stato usato come discarica dei liquami e tutto quello che è stato distrutto dall'alluvione del 3 Luglio 2006, che ha colpito i centri di: Longobardi, Bivona e Vibo Marina.

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