CESSANITI ON LINE


Vai ai contenuti

Cessaniti

I nostri paesi

CESSANITI


Le prime informazioni sull’abitato di Cessaniti, concordemente identificato col Cesano menzionato nelle Rationes Decimarum del 1310, mostrano un territorio circostante popolato da altre comunità ecclesiasticamente organizzate. Infatti, oltre al sacerdote Pietro parroco della chiesa di San Basilio di Cesano, che contribuì con 6 tarì, versarono alla reverenda Camera Apostolica per la seconda decima; 2 tarì ed 8 grani il sacerdote Tommaso parroco di San Filippo di Favelloni, altri 4 tarì il sacerdote Fantino parroco di San Michele di San Cono, 2 tarì e 2 grani il sacerdote Filippo parroco di Santa Maria di Potènzoni, ed ancora 2 tarì il sacerdote Nicola parroco di San Policarpo (casale scomparso da molti secoli). Potrebbero riferirsi a comunità della zona anche il sacerdote Guglielmo di San Castino (San Costantino?) ed il sacerdote Domenico di San Leone del Tempio (San Leo?). Quest’ultimo nome mostra come la devozione al patriarca di Caleruega era presente nell’onomastica calabrese pochi decenni dopo la sua morte. La documentazione pontificia della metà del ‘500 mostra la chiesa parrocchiale di Cuzzojeroni unita a quella di San Basilio di Cessaniti. L’annessione si rivela dalle bolle del 16 Aprile 1562 e del 21 Maggio dello stesso anno, delle quali, la prima riporta la rinuncia del parroco Vincenzo Cerasìa, e l’altra l’assegnazione delle due parrocchie al di lui nipote sacerdote Giovantommaso de Riso. Nel mese di Gennaio 1577, dopo la morte di Vincenzo Careri (Cerasìa) avvenuta nel mese di Settembre dell’anno precedente, fu nominato il sacerdote Giulio Spanò. Il vescovo Marcantonio del Tufo visitò la comunità di Cessaniti il 15 Giugno 1586, venendo da Cozzojeroni, sulla strada incontrò la chiesa rurale di San Nicola, nella quale sopra l’unico altare era collocata un’icona di legno con le figure della Madonna, di San Nicola e di San Giovanni Evangelista. Sprovvista di rendite, si celebrava una Messa la settimana a devozione del magnifico Giangiacomo Cerasìa. Nell’abitato, il vescovo accompagnato dal clero e dal suo seguito visitò la chiesa parrocchiale sotto il titolo di San Basilio che era retta dal parroco Giulio Spina, senza dubbio il già citato Giulio Spanò. Il Santissimo Sacramento era conservato in una scatola di legno, e fu ordinato al parroco e al già detto Cerasìa, procuratore della Confraternita, di acquistare a spesa comune una pisside d’argento. Mancava anche il fonte battesimale, e fu fatto obbligo al parroco di provvedere entro quattro mesi per un vaso di marmo e di porre sopra un coperchio di tavole a forma di cupola chiuso a chiave. Il parroco esigeva ogni anno un tomolo di grano da ogni massaro proprietario di una coppia di buoi (il noto paricchio), mezzo tomolo dai manovali od altri, ed un quarto di tomolo dalle vedove od altre che costituivano famiglia. La chiesa parrocchiale di Cessaniti, nonostante la sua floridezza economica, era sprovvista del quadro del titolare San Basilio. Il vescovo, sotto pena a suo arbitrio in caso d’inadempienza, ordinò al parroco di far pingere una figura con l’immagine di San Basilio entro tre mesi. La chiesa di San Nicola fu trovata in ricostruzione, o meglio, in fase di restauro, il 23 Ottobre 1630 dal visitatore delegato del vescovo. Nella chiesa parrocchiale intanto si erigevano le cappelle delle devozioni particolari. Nel 1706, oltre al maggiore, furono visitati gli altari del Santissimo Rosario, delle Anime del Purgatorio e di Sant’Anna.

Nella chiesa di San Nicola si celebrava la Messa una volta a settimana con gli oboli dei fedeli. La chiesa parrocchiale, ricostruita dopo il terribile terremoto del 5-7 Febbraio 1783, e descritta dal sacerdote Vincenzo De Marco in una relazione inviata il 19 Dicembre 1801 al vicario generale di Mileto. L’Arciprete Antonio Ioppolo non l’aveva trascurata, nonostante malevoli insinuazioni in proposito. L’altare maggiore e quello del Rosario erano finiti e provvisti di tutto. L’altare dell’Immacolata, costruito a devozione del sig. Luca Gagliardi, era meno bello di quello del Rosario posto di rimpetto e mancava d’alcune suppellettili. La chiesa non era finita, perché gli appaltatori non avevano completato i lavori previsti nella perizia redatta dall’Ing.Bernardo Morena per conto della Cassa Sacra almeno dieci anni prima. La casa canonica, comodità concessa solo a qualche parroco in quell’epoca, era composta di due camere e dalla cucina da poco ristrutturata. L’altare del Rosario, magnificato nel 1801, il 16 Maggio 1827 fu sospeso fino a quando non sarebbe stato adornato convenientemente; nel corso di ventisei anni era stato vittima delle alterne umane vicende!

Nel 1890 la chiesa parrocchiale era composta dalla navata centrale e da una di minori dimensioni; il presbitero era provvisto di balaustra, e la sacrestia era un po’ piccola; si venerava una reliquia di San Basilio. L’attuale chiesa parrocchiale, aperta al culto il 17 Febbraio 1963 dal vescovo Vincenzo De Chiara, è stata di recente restaurata; in questa si custodiscono la statua lignea della Madonna del Rosario, eseguita da Francesco Morano nel 1850, ed un antico quadro ad olio raffigurante San Basilio Magno, e Santa Macrina, la di Lui sorella.(vedi immagine) La parrocchia è retta da Don Rosario Badolato dall’anno 2002, dopo il pensionamento di Don Giuseppe Stagno. La Confraternita, è intitolata al Santissimo Sacramento, il Priore è il sig.Antonio Greco; la stessa, nell’anno 2006, si è impegnata a ristrutturare il Calvario con il sostegno economico di tutta la comunità Cessanitese.

Home Page | I nostri paesi | Storia e Tradizioni | Territorio | Foto | Monumenti | San Basilio Magno | Archivio | Contattaci | News | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu